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La MotoGp fa tappa sul leggendario TT Circuit Assen per il Gran Premio d’Olanda

By Giugno 26, 2022Giugno 27th, 2022moto gp, motori

La storia di Assen è lunga, tanto da incoronarlo uno dei circuiti per eccellenza, tecnico, stilistico, d’interesse per i tecnici della moto

 

Un po’ di storia

 

Dalla sua inaugurazione, nel 1949 Assen ha ospitato ogni anno un Gran Premio, dapprima su strade pubbliche, poi nella pista, conosciuta anche come Dutch TT, dal 1955. La pista è adagiata accanto a verdi colline che ospitano tribune, con 64.500 posti a sedere. Nel 2002 sono ultimati i lavori di modernizzazione iniziati nel 1999.

 

Nel 1999 il circuito è stato modificato con l’aggiunta di un nuovo Grandstand, una nuova torre di controllo, box rinnovati e un nuovo centro per la stampa. La pista è stata poi modificata nell’inverno 2005/06 portando uno dei tracciati più lunghi del mondiale da quasi 6 km a 4.555km.

 

Dettagli

 

Lunghezza: 4,5 km

Curve: 6 (sinistra) 12 (destra)

Larghezza: 14 m.

Rettilineo: 487 m.

Circuit Record: 1’32.869 Fabio Quartararo

 

L’analisi del Circuito Assen

 

Pur avendo 18 curve, il TT Circuit Assen è molto guidato, con parecchi curvoni veloci e 10 frenate al giro, anche se in 7 di queste la decelerazione è inferiore ai 100 km/h. Secondo le analisi di Brembo, ogni giro i piloti utilizzano i freni per poco meno di 32 secondi, un valore identico all’Algarve International Circuit che, peraltro, ha una lunghezza simile.

 

Delle 10 frenate di Assen, solo curva 1 è considerata mediamente impegnativa per i freni mentre tutte le altre si possono reputare frenate a bassa energia.

 

La frenata in discesa della ‘Haarbocht’ (curva 1) è quella che comporta il maggior sforzo per i piloti e gli impianti frenanti: le moto ci arrivano a 291 km/h e i piloti frenano per 4,3 secondi in cui percorrono 213 metri.

 

Subito dopo la partenza il tratto della ‘nuova Assen’, modificato nel 2006. Per le curve 1, 2, 3, 4 e 5, piatte e abbastanza strette, serve una moto agile: si va a bassa velocità, con i freni in mano, e la Yamaha qui potrebbe fare la differenza.

 

Credit: https://www.motogp.com/it

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